Il Pittore del Vento
“Vento e anima nei paesaggi Franco Azzinari”
Testo critico di Vittorio Sgarbi
Castello Ducale di Casoli (Chieti)
31 Luglio/21 Agosto 2005
Credo di non sbilanciarmi troppo nell’affermare che la serie che ha per soggetto i campi di grano è certamente la più felice e ispirata fra quelle prodotte da Franco Azzinari , pittore calabrese che, ancora giovane , ha oltre trent’anni di carriera alle spalle . Nella loro apparente semplicità , in un trionfo assoluto di colori e forme naturali, i campi di Azzinari sono veri e propri concentrati di pensiero. Fino a un certo punto il percorso artistico di Azzinari si è mosso in parallelo a un desiderio di esperienza del mondo che ha portato l’artista a muoversi lontano dalla Calabria, prima in Francia , poi in Estremo Oriente , in America , in Brasile , a Cuba . A circa cinquant’anni di età , Azzinari ha sentito il bisogno di ristabilire un rapporto diretto con la sua terra d’origine , accogliendo l’invito di allestire ad Altomonte un proprio museo personale, e con i miti storici e culturali di cui essa si è sostenuta. Un viaggio nella madrepatria della Magna Grecia fa riscoprire ad Azzinari il fascino primordiale dell’antica cultura mediterranea , certamente attraverso l’ammirazione per i resti archeologici , per l’ideale estetico che li ispira , ma soprattutto tramite il concetto-base da cui tutto il resto deriva: il culto pagano della natura , il piacere puro che deriva dalla sua percezione.Nei confronti della natura, l’Occidente cristiano ha avuto un atteggiamento strano: da una parte c’è la profonda ammirazione per ciò che Dio ha creato (si pensi solo alle Laudi di San Francesco) , ma dall’altra ci sono anche chiare riserve sul piacere della sua percezione , come se questo piacere potesse invogliare al peccato o alla dissuasione dal vero obbiettivo , l’adorazione di Dio. L’uomo dell’antica Grecia che più di ogni altro ha capito in termini filosofici il principio del piacere di natura è Epicuro; sappiamo sappiamo anche quanto sia stata intensa la lotta ideologica dei teologi paleocristiani e medioevali contro Epicuro , ritenuto “amorale” e anti-spirituale.Non so se i campi di grano di Azzinari siano volutamente “epicurei” , ma di certo verrebbero visti con occhi più appropriati se fossero considerati in una dimensione speculativa più vicina alla Grecia antica e alla Magna Grecia piuttosto che all’Occidente cristiano . Credo , cioè , che Azzinari sia arrivato al punto centrale del rapporto fra la modernità e il mondo antico , con un procedimento non diverso da quello che aveva assunto Nietzsche. La cultura antica del mondo mediterraneo può essere solo evocata da statue meravigliose , da templi grandiosi e imponenti. Per coglierla nella sua vera sostanza , bisogna recuperare il principio del piacere , nella natura e con la natura, dimenticando le remore moralistiche del cristianesimo. Per un cristiano paragonare un uomo a una bestia è un modo di disprezzarlo , perché Dio ha voluto l’uomo al centro del mondo. Tutta la mitologia antica , invece, trasforma continuamente l’uomo in bestia senza diminuirlo d’importanza, come per soddisfare il desiderio di sentirsi parte della natura, come un animale o una pianta.Gli stessi campi di grano si offrono perfettamente a dimostrare questa divergenza di visione fra civiltà pagana e cristiana. Nella simbologia biblica e evangelica , il campo di grano è qualcosa di positivo , ma fra di esso si può nascondere anche l’insidia del demonio . I mari di grano di Azzinari , antichi e pre-cristiani, sono estranei a questa simbologia , niente potrebbe far pensare che essi possano nascondere il male, qualunque forma possa assumere: non abbiamo bisogno di fare distinzioni , ma solo di cogliere il bene nella sua interezza. Niente potrebbe negarci il piacere puro della loro contemplazione , che non prevede il senso del distacco dell’uomo dal resto del creato , ma la totale immedesimazione nella natura . Niente potrebbe arrecarci più serenità e godimento , come se fosse il traguardo agognato delle nostre esistenze . Nulla è a dimensione di uomo , in questi dipinti di Azzinari , ma di natura; i campi di grano non sono visti con occhi umani , l’orizzonte si percepisce appena , la prospettiva non è quella matematica e brunelleschiana : potremmo contare le singole spighe , tanto vicine ci appaiono , come mai può capitare nella realtà. E il vento le anima come uno spirito della natura. E’ una prospettiva , quella dei campi “animati” di Azzinari , che deriva piuttosto dalla vista de un uccello o di un insetto , nello stesso tempo alta e ribassata, per consentire che l’uomo si senta uccello fra gli uccelli , insetto fra gli insetti, natura fra natura. E’ sorprendente come questa coscienza , ugualmente nuova e antica , non ci faccia sentire affatto incompleti rispetto al ruolo privilegiato che ci offre la dottrina cattolica.Perché Deus non può che essere sive natura , senza altri fini al di fuori di se stessa, come diceva Spinosa .
